NICK HORNBY & JONATHAN SULLAM

Proseguendo il nostro viaggio fra le sale di “Attitudes>Sculpture#1”, inaugurata ieri 25 febbraio 2016 presso la Eduardo Secci Contemporary in via Maggio 51r a Firenze, scopriamo il piano inferiore della struttura abitato dalla sola luce accecante di un’installazione di Jonathan Sullam: posta di spalle a noi, per arrivare al suo volto dovremo prima confrontarci con 6° takes a minute (2013-2014), scultura firmata dallo scultore londinese Nick Hornby.

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Il minuto incresparsi in scanalature classiche del suo marmo niveo si diparte dal pavimento con l’urgenza dell’impeto, si staglia rapidissimo nel bianco e nudo silenzio della sala, come avvolta e sospesa nel presagio di una minaccia incombente.

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Giunti finalmente dinanzi all’opera che tanto ha suscitato la nostra curiosità entrando nella stanza, il sorriso smagliante e gioviale del suo font da réclame ci rende in verità partecipi di un urlo lacerante nella quiete di neon immobile.

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Simile alla frenesia vischiosa di pensieri suscitati dalla brutale confessione, data in prima persona in pasto alle masse voraci di dramma, un gorgo di cavi neri vi rimane inestricabilmente impigliato e sospeso, abbandonando nei suoi spazi vuoti lo spettatore, perduto nell’angosciante meditazione di ciò che egli stesso può aver compiuto nel proprio vissuto -anche più di una volta, uccisa la propria madre già nello sradicarsi dal suo grembo.

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Il congedo da I Killed My Mom (2015) di Sullam vuole immediatamente successivo il ritorno della voce di Nick Hornby, con la visione metafisica di I found my friends, they are in my head (2014).

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I riflettori sono ora puntati sul volto di un uomo, che rivela nel suo profilo l’eco di tre differenti anime, incastonate nel marmo e il cui ricordo vive parallelo nello specchio posto al di sopra della scultura stessa.

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