Giovanni Segantini

Giovanni Segantini è veramente, come mi piacque definirlo nello speciale precedente, il poeta delle Alpi: difficilmente chi non le ha vissute può percepirne l’anima verace, comprenderle, ergo raccontarle; egli, tuttavia, accetta la sfida di restituirle ad un pubblico “altro”, servendosi dell’arma più efficacie a propria disposizione –l’amore per quella stessa terra, l’amore travolgente per quelle cime mastodontiche e regali che svettano e sfondano letteralmente la superficie della tela, sino a concedere di percepire sulla nostra pelle la carezza pungente ma gentile del vento che è il denso silenzio di chiesa che inonda quegli spazi, e allo stesso modo siamo accecati dalla luce ardente del sole che si riverbera dal più esile stelo all’abete più poderoso –a sorpresa veniamo tutti resi, insomma, attori disorientati dal e dello straordinario cosmo del quotidiano rurale alpino.
Particolarmente generosa di emozioni è, ad esempio, La raffigurazione della primavera.

La raffigurazione della primavera, 1897, Olio su tela, 116 × 227 cm New York, French and Company
La raffigurazione della primavera, 1897, Olio su tela, 116 × 227 cm
New York, French and Company

Tale quotidiano custodisce nella sua essenza prima una dignità, una genuinità, una nobiltà senza pari in qualunque altro luogo o tempo: in A messa prima seguiamo il pesante incedere dei passi di un chierico che medita la così disarmante semplicità delle anime che ha in cura, una profondità spirituale e di sentimento che letteralmente trionfa nell’Ave Maria a trasbordo, capolavoro nel quale lo specchio d’acqua e l’aria vibrano dell’ininterrotto, penetrante sussurro della preghiera recitata dalle due contadine, che fa rifulgere l’intero quadro della purezza e della ingenuità dei cuori che a lei si abbandonano.

A messa prima, 1885-86, Olio su tela, 108 × 211 cm St. Moritz, Museo Segantini, Deposito della Fondazione Otto Fischbacher - Giovanni Segantini
A messa prima, 1885-86, Olio su tela, 108 × 211 cm
St. Moritz, Museo Segantini, Deposito della Fondazione Otto Fischbacher – Giovanni Segantini
Ave Maria a trasbordo, 1886, Olio su tela, 120 × 90 cm St. Moritz, Museo Segantini, Deposito della Fondazione Otto Fischbacher - Giovanni Segantini
Ave Maria a trasbordo, 1886, Olio su tela, 120 × 90 cm
St. Moritz, Museo Segantini, Deposito della Fondazione Otto Fischbacher – Giovanni Segantini

Ulteriore, potente preghiera –e che per l’artista è quasi promessa e condizione necessaria, come ben si leggerà ne Le cattive madri e in una epistola privata dello stesso artista- è la devozione e l’abbraccio della donna al proprio ruolo e destino di madre, inevitabile per conchiudere l’eucaristia di uomo, bestia e arbusto che la madre di tutte le madri, la Natura, impone nell’esercizio della sua eterna armonia: potentissimo manifesto non può che esserne Le due madri.

Le due madri, 1889, Olio su tela, 162,5 × 301 cm Milano, Galleria d’Arte Moderna (inv. GAM 3804)
Le due madri, 1889, Olio su tela, 162,5 × 301 cm
Milano, Galleria d’Arte Moderna (inv. GAM 3804)

In quest’opera dell’ormai maturo Segantini, l’impenetrabile miracolo della creazione invade impetuosamente il dipinto, lo scorcio voyeuristico di un dimesso casolare che è reso scrigno del definitivo annullamento di ogni presunzione dell’uomo su altro animale; il silenzio e l’equilibrio inviolabile su cui poggia la scena è il medesimo che coglie noi meravigliati e commossi innanzi questo enorme capolavoro.

Giovanni possiede dunque tutta l’umiltà necessaria a dipingere fedelmente le creature, i pensieri e le emozioni di una terra che è ritratto universale della forza e della poesia della Natura.
Testimone illustre della sua persona e del suo incomparabile operato è il Vate Gabriele D’Annunzio, il quale non può esimersi dal tentare una degna resa del dono a noi porto dall’artista all’amara venuta della sua morte.

«Implorazione dei monti, voci del regno alto e santo,
dolor selvaggio dei vènti combattuti, profondo pianto
delle sorgenti pure,
quando l’ombra discesa da un più alto regno benda
la rupe e il ghiacciaio albeggia solo come un cammino che attenda
grandi orme venture!

Salutazione dei monti, coro delle gioie prime,
laude impetuosa dei torrenti, fremito delle cime
percosse dalla meraviglia,
quando si fa la luce nelle vene della pietra
come nelle fibre del fiore perché Demetra
rivede la sua figlia!

Dominazione dei monti, purità delle cose intatte,
forza generatrice delle fiumane pròvvide e delle schiatte
armate per l’eterna guerra,
mistero delle più remote origini quando un pensiero
divino abitava le fronti emerse dai mari! O mistero,
purità, forza sopra la Terra!

Spenti sono gli occhi umili e degni ove s’accolse l’infinita
bellezza, partita è l’anima ove l’ombra e la luce la vita
e la morte furon come una sola
preghiera, e la melodìa del ruscello e il mugghio dell’armento e il tuono
della tempesta e il grido dell’aquila e il gemito dell’uomo
furon come una sola parola,

e tutte le cose furono come una sola cosa
abbracciata per sempre dalla sua silenziosa
potenza come dall’aria.
Partita è su i vènti ebra di libertà l’anima dolce e rude
di colui che cercava una patria nelle altezze più nude
sempre più solitaria.

O monti, purità delle cose intatte, forza, mistero
sopra la Terra, ella va e ritorna come un pensiero
immortale sopra la Terra.
O monti, o culmini, il suo dolore fu come la vostra ombra
sopra la Terra. La sua gioia sarà oltre la sua tomba
un palpito della Terra.»

Autoritratto, 1895, Carboncino con tocchi d’oro e gesso bianco su tela, 59 × 50 cm St. Moritz, Museo Segantini
Autoritratto, 1895, Carboncino con tocchi d’oro e gesso bianco su tela, 59 × 50 cm
St. Moritz, Museo Segantini
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