COMPIANTO DI CRISTO – Pieter Paul Rubens

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La ruggente potenza evocativa di Pieter Paul Rubens sfida il tema biblico del Compianto in un capolavoro che, intrecciando macabro e massima compartecipazione emotiva, sceglie di trascinare brutalmente noi spettatori innanzi l’acme della Passione.
Regina indiscussa della scena è la salma del Cristo, appena recuperata dai seguaci che amaramente la depongono nel sepolcro: il pittore fiammingo si compiace nel riportarne i dettagli più agghiaccianti, quali il sangue raggrumato nei profondi solchi delle stigmate, l’inerte abbandono dei piedi e delle braccia estenuati dal peso sopportato, il lugubre perlaceo delle membra.
Pure, ciò che più sgomenta il testimone di cotanto orrore è il plumbeo volto di Gesù, sulle cui labbra livide e schiuse si può leggere l’algido bacio della Morte: a raccoglierne dolcemente l’eco è una Vergine dignitosissima, gli occhi arroventati dal pianto, il viso complice dello stesso mortale pallore del figlio, la mano destra a estrarre delicatamente dalla fronte del Redentore le spine che ora le mordono il cuore, la sinistra a chiudere invece le sue palpebre, forse in cerca di un’ultima, misera traccia di vita in una lacrima.

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Rubens non necessita di attenersi alla burocrazia di un teatrale patetismo per inibire i sensi dell’osservatore – è l’umido silenzio dell’inconsolabile che l’opera trasuda a privare di ogni difesa, a imporre su noi medesimi l’inevitabilità del suo trionfo, la meditazione sull’inadeguatezza del mortale al cospetto del Divino.

Die Beweinung Christi, Pieter Paul Rubens, 1613/14, Olio su tela, 150×204 cm, Liechtenstein Museum, Vienna.

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